Dal prossimo 6 dicembre la sala Avena del Museo di Castelvecchio ospiterà la mostra-dossier Giambattista Piazzetta e la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, curata da Giulia Adami, nostra socia del Gruppo Giovani, nell’ambito di una felice collaborazione stipulata dal Museo con il Centro di ricerca “Rossana Bossaglia” per le arti decorative, la grafica e le arti dell’Università degli Studi di Verona.

La mostra, dedicata a quello che è considerato il più bel libro illustrato del Settecento veneto uscito per i tipi di Giambattista Albrizzi nel 1745, vedrà la presenza due versioni originali del volume prestate dal bibliofilo Corrado Mingardi e dalla Libreria Antiquaria Perini, che sarà possibile scoprire e apprezzare anche grazie a una postazione touch-screen che consente di sfogliare le pagine del libro.

Questa esposizione è la seconda nell’ambito della collaborazione fra Museo e Università di Verona, dopo quella dedicata a “Aldo Manuzio e l’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna” inaugurata il 31 ottobre 2015. Questo progetto, che gode del sostegno anche della nostra Associazione, consente ad alcuni dottorandi in storia dell’arte di confrontarsi con la curatela e l’organizzazione di una piccola mostra acquisendo competenze fondamentali e facendo conoscere a un vasto pubblico celebri libri d’artista.

piazzetta

Sabato 19 novembre, alle ore 11.00 sarà inaugurata la nuova mostra «Antonio Balestra nel segno della grazia» organizzata dal Museo di Castelvecchio e dedicata all’opera di uno dei più incisivi artisti veronesi della seconda metà del XVII secolo.

Curata da Andrea Tomezzoli, professore associato di Storia dell’arte dell’Università di Padova, l’esposizione presenta oltre sessanta opere provenienti da prestatori pubblici e privati, italiani ed europei, che celebrano e rendono omaggio ad Antonio Balestra in occasione del trecentocinquantesimo anniversario della nascita. Oltre ad approfondirne l’opera, che al pari della fama superò di molto i confini cittadini, questa mostra costituisce una tappa ulteriore della serie di esposizioni organizzate dalla Direzione Musei d’Arte Monumenti incentrate su artisti veronesi o attivi in città, e in particolare con quella – sempre a cura del prof. Tomezzoli insieme a Paola Marini – dedicata al Settecento a Verona, molti esponenti del quale come Cignaroli e Rotari furono allievi proprio di Antonio Balestra.

La mostra, allestita negli spazi di Sala Boggian, rimarrà aperta sino al 19 febbraio 2017.

balestra

Cari Amici e gentili Amiche,

Vi comunichiamo ora le prossime visite culturali con gli Amici.

giovedì 27 ottobre 2016 – Verona, Palazzo della Gran Guardia 

Ci incontreremo alle ore 17.15 alla biglietteria del Palazzo della Gran Guardia per visitare insieme la mostra “Maya. Il linguaggio della bellezza”.

sabato 12 novembre 2016 – Ferrara e Rovigo

Al mattino, a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, visiteremo la mostra “Orlando furioso. 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, con la guida.

Nel pomeriggio, dopo il pranzo libero, ci trasferiremo a Rovigo, dove visiteremo, sempre con la guida, la mostra a Palazzo Roverella I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia”.

Ci accompagnerà la nostra giovane socia Giulia Adami.

sabato 19 novembre 2016 – Verona, Museo di Castelvecchio

Inaugurazione della mostra “Balestra. Nel segno della grazia” in Sala Boggian. La mostra dossier, curata da Andrea Tomezzoli, approfondisce il ruolo rinnovatore del pittore veronese nell’ambito della pittura veneta settecentesca.

giovedì 1 dicembre 2016 – Verona

La nostra consueta cena per i saluti e gli auguri prima della pausa per le festività natalizie. In questa occasione potrete anche rinnovare la quota associativa per il prossimo anno.

All’inizio del nuovo anno visiteremo la mostra “Picasso. Figure (1906-1971)”, al museo AMO-Palazzo Forti di Verona.

Con i più cordiali saluti, a presto.

Isa di Canossa e Francesco Monicelli

Pubblichiamo un omaggio del nostro socio… a Milano, città  in cui  è  nato e a lungo vissuto, e al suo più importante monumento. Invitiamo altri soci a contribuire con loro pensieri e scritti.

 

Un banco di sabbia con lenti di fango e miliardi di gusci di conchiglie in ottocento milioni e seicento trent’anni si è trasformato nel Duomo di Milano

Dalle Piramidi egiziane in poi, tutte le civiltà hanno voluto lasciare una traccia perenne della loro potenza attraverso l’innalzamento di gigantesche opere architettoniche, alcune delle quali sono giunte fino a noi. Nel bacino del Mediterraneo, dapprima i Greci, poi i Romani, furono costruttori di grandissimo valore, ed ancor oggi possiamo ammirare ciò che rimane di celebri costruzioni sacre e profane che attestano la potenza finanziaria, la capacità tecnica e la disponibilità inesauribile di braccia, più o meno schiavizzate, per realizzare opere imponenti, ma belle, armoniche e soprattutto durature. Sul finire dell’impero romano e nei primi secoli dell’Alto Medioevo le devastanti invasioni barbariche e le lotte fratricide fra grandi e piccoli gruppi armati emergenti nelle località ancora abitate, rallentarono di molto le attività architettoniche, se non per la costruzione di alte torri e fortilizi difensivi. Ma dopo il Mille, con il formarsi oltralpe dei primi abbozzi di organizzazioni politiche unitarie e con la nascente Età Comunale in Italia, riprese il desiderio di costruire cose nuove, parimenti allo sviluppo dei traffici e dei commerci, anche catalizzati dall’avventura delle Crociate. In particolare ogni centro abitato di una certa importanza desiderava onorare il Dio del Cristianesimo, e nel contempo rimarcare la propria rinnovata importanza commerciale e militare attraverso la costruzione di grandi chiese o pievi nello stile Romanico ( o Lombardo o Genovese-Pisano a seconda delle località). Con la loro grande mole e con gli svettanti campanili emergevano dai tetti delle altre costruzioni, quasi sempre di modeste e contenute altezze. Poi dalla Francia e dalla Valle del Reno irruppe il nuovo stile: il Gotico, che nella versione Internazionale esaltava al massimo le linee verticali, con ardite guglie, archi rampanti e contrafforti a sostegno delle altissime pareti delle cattedrali. Il Gotico in Italia, con uno stile Romanico ancora molto diffuso e per il generale utilizzo del cotto al posto della pietra, si addolcì nelle linee e nei virtuosismi architettonici, creando nondimeno degli assoluti capolavori per bellezza ed equilibrio estetico che ancor oggi ammiriamo in moltissime nostre città, nelle Abbazie e nelle solitarie Pievi. Ma nella Milano viscontea del XIV secolo avvenne qualche cosa di molto diverso e straordinario. Già nel 1353 era rovinosamente crollata l’altissima torre campanaria sull’attigua Basilica di Santa Maria Maggiore, la basilica Iemale che, con la vicinissima chiesa di Santa Tecla, la basilica Estiva, occupavano parte dell’area che sarà poi di pertinenza del Duomo. La chiesa venne rapidamente riparata, ma nacque l’idea di sostituire le due chiese con qualcosa di nuovo, unico per dimensioni e ricchezza di marmi e decorazioni. Di chi fu l’idea primigenia? Leggi l’intera notizia »