Martedì 28 settembre, alle 17.30, si aprirà l’edizione 2016-2017 delle conferenze dei Civici Musei d’Arte di Verona, organizzate come ogni anno anche grazie al sostegno degli Amici. Il primo incontro, tenuto da Francesca Rossi, conservatore presso il Gabinetto Disegni del Museo del Castello Sforzesco di Milano, sarà dedicato a Umberto Boccioni.

Le conferenze si terranno il martedì, alle 17.30, al piano nobile del Palazzo della Gran Guardia secondo il calendario riportato di seguito, consultabile anche in formato pdf o nella nuova versione sfogliabile online, e saranno accessibili gratuitamente sino ad esaurimento dei posti disponibili.

Anche in questa edizione il programma delle conferenze, che vedranno l’intervento di studiosi da alcune fra le più importanti istituzioni culturali e di ricerca italiane e non, coprirà una grande varietà di tematiche, dall’archeologia alla produzione artistica medievale, sino ai grandi autori dell’arte moderna e contemporanea, con uno sguardo sempre attento alle mostre più interessanti organizzate a Verona e in Italia nel corso del prossimo anno.

L’iniziativa si rivolge alla cittadinanza, ai docenti e agli studenti dell’Università e delle Scuole medie e superiori, dell’Accademia di Belle Arti, dell’Università della Terza Età e del Tempo Libero, ai membri della nostra associazione.

Alla fine del ciclo, agli interessati che avranno presenziato ad almeno cinque degli otto incontri previsti, verrà rilasciato un attestato
di frequenza per acquisire crediti formativi. La presenza dovrà essere comprovata da firma all’inizio e al termine della conferenza.

locandina-conferenze-2016-17

Cari Amici e gentili Amiche,

sarà una vera gioia ritrovarci dopo la pausa estiva.

Il nostro tradizionale incontro dopo l’estate quest’anno sarà a villa Perosini Fontana ad Albaredo d’Adige, bella dimora del tardo Seicento, nella pianura veronese ai margini del fiume Adige, che visiteremo venerdì 23 settembre. Nostri gentili ospiti saranno l’architetto Simone Fontana e la sua gentile consorte e nostra socia Federica Betti, che ringraziamo per la loro cortese accoglienza.

La villa caratterizzata da un timpano triangolare sostenuto da quattro lesene di ordine gigante è situata in un bel giardino e rappresenta sicuramente l’edificio più significativo del centro abitato di Albaredo.

Saranno gli stessi padroni di casa a introdurci nella visita.

Villa Perosini Fontana

Per fine ottobre o inizio novembre stiamo organizzando un fine settimana lungo a Roma e Ostia antica, il programma vi arriverà quanto prima. Al posto della costa occidentale degli Stati Uniti vi proponiamo quella occidentale centro italiana!

 

Vi segnaliamo che sabato 10 settembre il Gruppo Giovani degli Amici presenterà la storia del Bastione delle Maddalene e il restauro recentemente realizzato dal Comune per dar vita al Centro di Documentazione – Verona Città Fortificata. L’occasione è data dall’iniziativa del “RiVer Festival”, promossa dall’Associazione culturale RiVer – Primavere Urbane, che persegue l’obiettivo di valorizzare spazi urbani poco noti e utilizzati, coinvolgendo diverse realtà attive nel territorio veronese. I proventi dell’evento, che inizierà alle ore 17 per concludersi attorno alle 23 e al quale collaborerà tra gli altri anche l’Accademia di Belle Arti di Verona, saranno tutti devoluti a favore delle popolazioni terremotate.

Banner RiVer

Vi aspettiamo numerosi!

Isa di Canossa e Francesco Monicelli

 

 

Quando si sente citare la Romagna inevitabilmente il nostro inconscio ci porta alle spiagge di Rimini o al viale Ceccarini di Riccione, con annesse piadina e musica popolare.
I più eruditi possono andare col pensiero all’Amarcord di Federico Fellini o a Leon Battista Alberti e la sua incompiuta opera maltestiana.
Anche la bellissima e molto visitata Ravenna è Romagna; anzi, con Cesena fu una delle sue capitali.
Ma Ravenna è là, acquattata tra acqua e cielo; celata dal velo della sua irripetibile storia millenaria.
Una Romagna che non sembra più Romagna: è Ravenna tout court.
Ma c’è anche un’altra Romagna, ricca di antiche città e borghi accoglienti che gli italiani, con l’utilizzo universale della rete autostradale per gli spostamenti, hanno completamente dimenticato o ignorano del tutto.
Ricordo ancora quando attorno al 1955/60 con la mia famiglia ci sorbivamo 360 chilometri di via Emilia, oltre ad un breve tratto di Adriatica, per raggiungere Pesaro da Milano.
Era un viaggio di sette-otto ore, che ogni mezz’ora circa veniva rallentato dal piacevole attraversamento della quindicina di città emiliane e romagnole che punteggiano la via consolare.
Attraversamento urbano che avveniva naturalmente sul tracciato rettilineo della Via Emilia; quelle stesse strade dei centri storici che oggi sono interdette alle auto, essendo ormai riservate al traffico pedonale e ciclistico. Le circonvallazioni (quando c’erano) erano destinate al traffico pesante.
Ricordo che all’attraversamento di Faenza, mio padre, sempre seduto al mio fianco per meglio godersi il paesaggio, esprimeva la sua meraviglia per i bellissimi e nobili palazzi secenteschi e neoclassici che facevano ala all’antica via consolare.
Giunti all’altezza della Torre dell’Orologio esclamava: “ Qui a Faenza c’è il più importante museo italiano delle ceramiche; una volta ci dovremo fermare e andare a visitarlo”
Ma arrivarono le autostrade e purtroppo quella occasione non venne mai. Leggi l’intera notizia »

Lo straordinario ritrovamento dei diciassette quadri sottratti al Museo di Castelvecchio la sera del 19 novembre 2015 ha suscitato in tutti gli Amici dei Musei di Verona una grande gioia.
Una liberazione dal senso di cupa oppressione che aveva attanagliato tutti noi.
Il furto, oltre al danno materiale difficilmente quantificabile con gli scarni numeri di una contabilità assicurativa, aveva provocato un senso di umiliazione in coloro che hanno una particolare attenzione per tutto ciò che esprime bellezza e che desiderano venga protetto e conservato per le generazioni future.
È importante ricordare che solo attraverso lo studio e la visione del bello che è stato realizzato nel passato, i nostri discendenti potranno avere una traccia concreta ed un sicuro indirizzo per i loro progetti di vita.
I figli di un Paese senza testimonianze del passato faticano a pianificare il futuro e sono indotti a ripiegare su una fredda sopravvivenza ipertecnologica che si autoalimenta attraverso continui artifici e invenzioni applicative. Tale metodologia però tramuta il presente, “l’attimo fuggente”, in un passato non più utilizzabile, da rottamare.
Un vero spreco di preziose conoscenze.
Ecco perché il ritrovamento dei diciassette capolavori d’arte rubati non deve essere solo una grande gioia per gli Amici dei Musei, che per scelta volontaria sono tutti amanti delle Arti di ogni tipo e di ogni tempo, ma tutta la popolazione dovrebbe partecipare a questo gioioso evento con un interessamento che finora mi è sembrato piuttosto tiepido e distratto.
Per contro, lo scossone provocato da questo drammatico evento potrebbe essere l’occasione per rimeditare sullo stato di fruizione de “Il bello in Italia” da parte di noi italiani, ma anche degli stranieri. Leggi l’intera notizia »