Agli Scavi Scaligeri, in pericolo di chiusura, ancora una mostra fotografica di livello internazionale

 

È certamente emblematico che in poco più di un anno questa rubrica, gestita dagli Amici dei Musei, si sia occupata per ben tre volte di fotografia.

In effetti per molti decenni l’interesse per questo settore è stato molto circoscritto. L’esposizione di fotografie ed il confronto dialettico tra la bravura e la capacità interpretativa dei fotografi avveniva solo nel chiuso dei Circoli Fotografici.

Ma, prima negli Stati Uniti, poi nel Centro- Nord Europeo, ed infine anche in Italia, la fotografia, intesa come pura espressione individuale, ha assunto una notevole importanza, incrementando l’organizzazione di mostre, aste ed in parallelo anche una vera e propria attività antiquaria delle opere dei fotografi più noti.

Verona con la felice ed originale decisione di creare il Centro internazionale di Fotografia, utilizzando il sito degli Scavi Scaligeri per allestire fin dal 1996 mostre fotografiche, si è collocata come capofila in Italia per questo importante tipo di attività culturale.

La penultima esposizione, dedicata alla fotografa professionista del secolo scorso Tina Modotti, ha riscontrato un grande successo di pubblico, ed anche di botteghino, cosa non certo secondaria in tempi difficili.

Ma l’ultima mostra, inaugurata il 20 marzo scorso e dedicata alle opere di Paolo Vigevani, un fotografo dilettante di nome, ma non di fatto, ha rivelato fin dal giorno dell’inaugurazione un afflusso di visitatori impensabile.

L’attenzione del pubblico è stata catalizzata anche dagli oscuri presagi sul futuro del Centro di Fotografia.

Pare infatti che il cantiere edile che verrà installato per l’imminente inizio dei lavori di restauro al Palazzo del Capitanio e che sovrasterà gli accessi agli Scavi Scaligeri, rendendo più difficoltose le vie di uscita, abbasserà pericolosamente il livello di sicurezza richiesto per l’operatività di un sito aperto al pubblico.

Le motivazioni sono logiche, ma si sa come spesso vanno le cose sul patrio suolo.

È facile chiudere un sito aperto al pubblico, ma tremendamente difficile, a volte impossibile, riaprirlo in tempi ragionevoli; e soprattutto mantenendo l’utilizzo e le caratteristiche che il sito aveva prima della chiusura.

Pertanto anch’io partecipo alla mobilitazione per non chiudere il Centro internazionale di fotografia, e sono certo che gli appassionati di fotografia saranno ben disposti a transitare attraverso un provvisorio, ma sicuro, percorso di guerra per accedere ugualmente alle prossime Mostre, alcune delle quali già programmate.

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Ma ritorniamo al nostro Paolo Vigevani.

Uomo di profonda e vasta cultura: figlio e nipote di editori e librai antiquari, e lui stesso editore specializzato in opere di architettura, ha coltivato silenziosamente per decenni la passione per la fotografia, sfociando solo più recentemente alla notorietà con alcune importanti mostre che hanno presentato le sue fotografie più significative.

La Mostra di Verona è certamente la più vasta e la più paradigmatica: sono esposte centotrentacinque opere scattate nell’arco di mezzo secolo.

Annoto qui per inciso la bella ed inconsueta presentazione delle fotografie. Nessuna cornice, nessun passe-partout. Le fotografie di vario formato, stampate su carta opaca, sono fissate ad una lastra di alluminio che le tiene ben distese. Non sono oggetti decorativi da appendere nel salotto buono; sono opere autonome, certamente opere d’arte, che surclassano per razionalità e raffinatezza molte “Installazioni” coeve.

Paolo Vigevani, lombardo di nascita, vive tra Venezia e Milano, ma anche a Verona ha svolto attività professionale, punteggiando il territorio con bellissimi scatti molto personali.

La frequentazione con progettisti e costruttori lo ha naturalmente portato a prediligere la fotografia di soggetti architettonici e di paesaggi piuttosto che la figura umana.

Anzi nelle non molte fotografie che riprendono anche persone, queste rimangono spesso un corollario al paesaggio sullo sfondo, o al prospetto di un ponte o di una particolare costruzione. Ma sono sempre questi ultimi che assumono comunque la titolarità di soggetto principale.

Con la loro presenza le silhouette delle persone si limitano a vivacizzare ed a valorizzare il manufatto od il paesaggio che a Paolo Vigevani interessa riprendere.

Spettacolari come idea e come tecnica fotografica sono ad esempio le foto titolate “Al Mart”, “Idea di lettura” e “Un saluto dal ponte”, quest’ultima utilizzata anche per le locandine e per la copertina del catalogo.

Ma altrettanto sublime è il paesaggio titolato “Cave a Campocecina”, che rende alla perfezione la crudezza e la maestosità di un immenso cantiere di lavoro. A mio giudizio i capolavori assoluti della Mostra sono gli scorci architettonici “Alla stazione” e “Muro del padiglione austriaco” per l’assoluta purezza del disegno.

Paolo Vigevani nasce ovviamente come fotografo che utilizza il processo fotochimico ai sali d’argento per il bianco e nero (processo ancora oggi insuperato per la resa e la morbidezza dell’immagine), per passare poi al colore ed infine alla foto digitale.

Un passaggio tranquillo, consapevole, non traumatico, perché il bravo fotografo, utilizzando al meglio le nuove tecnologie, continua a sviluppare le sue doti di sensibilità artistica e professionale, ottenendo la miglior fotografia da ciascun soggetto prescelto, anche quello apparentemente più semplice e facile.

Nelle opere dell’ultimo quinquennio, tutte ovviamente digitali e a colori, l’autore va poi alla ricerca di effetti particolari, come ad esempio la ripresa di soggetti riflessi sull’acqua, su superfici vetrate o riflettenti che provocano effetti fantasmagorici.

Pur non amando particolarmente questo tipo di ricerca fotografica, debbo riconoscere che Paolo Vigevani ha raggiunto anche in questo tipo di riprese effetti stupefacenti.

Senza richiamare, come fa qualche illustre critico, i manifesti strappati di Mimmo Rotella od i sacchi sdruciti e rattoppati di Alberto Burri, direi che si tratta di originalissime fotografie à la mode de Vigevanì.

Grazie Paolo per aver potuto trascorrere una mezz’ora di piacevole godimento e riflessione visitando la tua bella mostra.

 

Giuseppe Perotti