Care Amiche, cari Amici,

riprendiamo le attività dell’associazione e del sito dopo la pausa natalizia con una bella riflessione del nostro Giuseppe Perotti sul ruolo degli Amici, perfetta per rinnovare il nostro “grazie!” a Isa di Canossa, presidente uscente, e per augurare buon lavoro al nuovo presidente Francesco Monicelli!

 

Volendo risalire all’Evo Antico una delle figure emergenti con una personalità colta e raffinata, amante e protettore delle arti, della poesia e delle scienze fu senz’altro Mecenate.

Amico e fidato consigliere di Augusto, ma anche dei più grandi uomini di lettere ed arti dell’epoca, Orazio tra questi, è rimasto nel tempo il simbolo dei protettori delle arti, tanto che ancor oggi il termine “mecenatismo ”sta ad indicare la nobile funzione di chi, pur essendo al di fuori delle strutture pubbliche di tutela e conservazione dei beni culturali, opera a livello personale per contribuire con varie modalità alla loro conservazione e valorizzazione nel tempo.

Anche se allora nella Roma Imperiale non c’erano musei pubblici nel senso moderno del termine, la figura di Mecenate può a ragione rappresentare l’antesignano degli attuali Amici dei Musei di tutto il mondo. Nei 1700 anni a seguire grandi amici e protettori delle arti e degli artisti furono coloro che esercitavano il potere civile e religioso nelle mille sfaccettature che caratterizzavano l’evoluzione storica dell’Europa. Quasi sempre la figura del protettore delle arti si identificava con il committente delle opere stesse, ed agiva in tal senso per amore del bello e per arricchire le proprie dimore, ma soprattutto per accrescere la propria potenza ed il prestigio pubblico essendo ancora assai lontani i tempi in cui verranno costruiti i primi musei per la gioia ed il godimento di tutta la popolazione senza distinzione di classe.

In quel tempo la concezione di una nuova opera d’arte, come dimostrazione di ricchezza e potere, non poteva dare risalto ai moderni concetti di tutela e conservazione. Spesso i nuovi proprietari di un sito già riccamente impreziosito di opere d’arte, le facevano disinvoltamente raschiare o distruggere per sostituirle con altre commissionate agli artisti più in voga del momento, e che molto spesso lavoravano esclusivamente per quel proprietario. Così, se nella Cappella Sistina il Buonarroti ricoprì bellissimi e recenti affreschi con opere che hanno toccato per potenza e perfezione stilistica le vette dell’arte di ogni tempo, dal Seicento in poi una eccessiva volontà riformatrice denaturò belle chiese romaniche e gotiche con pesanti ristrutturazioni nell’onnipresente stile Barocco. Solo con la caduta di Napoleone, che fra tanti sconvolgimenti provocò anche la lenta, ma decisa trasformazione degli Europei da sudditi a cittadini dei nascenti stati, sorse l’idea di museo anche negli Antichi Stati preunitari, inteso come luogo deputato alla raccolta di opere d’arte dove poter esercitare una tutela artistica che favorisse la miglior conservazione, oltre al godimento visivo delle opere da parte di tutti.

Tiepolo, Mecenate presenta le arti ad Augusto, Hermitage

Giambattista Tiepolo, Mecenate presenta le arti ad Augusto. San Pietroburgo, Hermitage, 1743

Si concretizzava così la possibilità di far conoscere ai cittadini una parte importante di quelle favolose opere che per secoli erano rimaste racchiuse in castelli, palazzi o conventi, off-limits per tutti. L’Ottocento vide quindi la nascita di molte realtà museali, per la maggior parte di proprietà pubblica, statale o civica, ma anche di pertinenza ecclesiastica o di privati cittadini. Buona parte del materiale esposto nei musei italiani nati nell’Ottocento proveniva dalle spogliazioni e dalle soppressioni napoleoniche, ma anche da importantissimi lasciti di illustri casate italiane. Le collezioni andarono poi arricchendosi per altri lasciti, donazioni e acquisti. In parallelo a queste luminose realtà andavano lentamente formandosi gruppi di appassionati di varia estrazione sociale che, in modo assolutamente autonomo e spontaneo, si impegnavano a fiancheggiare i neonati musei, fornendo aiuto e sostegno, e donando spesso anche opere di loro proprietà che andavano ad arricchire le collezioni pubbliche.
Importante fu l’interessamento di alcuni industriali che anche in Italia, seppure con un certo ritardo rispetto agli altri Paesi d’Europa si stavano affermando con le loro imprese, e non dimenticavano l’antico contesto estetico-culturale che per secoli aveva caratterizzato il nostro Paese.

Solo a metà del Novecento si concretizzano vere e proprie forme di associazione tra i simpatizzanti di questo o quel museo. Nascono così le Associazioni Amici dei Musei, forse ispirandosi anche alle numerose e dinamiche Società e Accademie Filarmoniche che caratterizzano da due secoli la vita musicale italiana. Sono belle realtà che hanno come scopo principale quello di mantenere vivo nella cittadinanza l’amore per l’arte e per la cultura a tutto tondo , con particolare interesse per la vita e l’attività delle strutture museali per le quali si sono costituite in Associazione.

Nel caso di Verona, la denominazione di Associazione Amici dei Musei Civici è tale in quanto fa riferimento al gruppo di musei di proprietà comunale che ha come capolista il Museo di Arte Antica di Castelvecchio, affiancato dal Museo archeologico, dal Museo degli Affreschi, dal Lapidario Maffeiano. Scorrendo gli statuti che regolano l’esistenza e l’attività delle Associazioni Amici dei Musei si evince che le finalità indicate sono molteplici, ed auspicano una serie di iniziative, anche piccole, che possono portare alla valorizzazione finale del patrimonio intellettuale e reale dei musei “adottati”. L’Amico dei Musei è una figura di alto livello morale e civico che può prestare la propria disponibilità e abilità partecipando alla vita del museo con una attività di collaborazione. È il caso ad esempio della partecipazione alle guardianie nelle sale d’esposizione quando c’è carenza di personale a ciò preposto, o dell’aiuto di uno o più soci nella gestione del Sito informatico. Ma l’Amico dei Musei può, anzi, deve in ragione delle sue capacità supportare i dirigenti del museo nelle ricerche o negli studi in corso con una efficace azione di sussidiarietà.

Ognuno poi dovrebbe aderire volontariamente ad una forma moderna di mecenatismo, singolo o collettivo, tendente ad integrare le risorse ufficiali delle strutture museali che, essendo di natura pubblica, possono non sempre essere certe nel tempo e risultare a volte sufficienti solo per l’indispensabile spesa corrente. Analizzando il piacere segreto e personale che può scaturire dall’aiuto concreto dato per una azione nobile come quella di “fare qualcosa per un museo “, il gesto può risultare molto appagante e consolatorio. Un settore molto importante di attività degli Amici è l’ “allevamento” dei giovani all’amore per l’arte. Qui va subito riconosciuto che gli Amici di Verona brillano di luce propria, avendo ideato e sviluppato un Gruppo Giovani preparato, efficiente ed entusiasta che a sua volta è divenuto un focus catalizzatore verso altri giovani ancora digiuni di questa opportunità e promotori di un allargamento del Gruppo giovani a  livello internazionale.

Il Gruppo Giovani è un esempio per quelle strutture pubbliche che si dedicano all’istruzione e che dovrebbero maggiormente interessarsi a questo particolare settore dell’apprendimento. I bambini, che sono naturalmente portati ad incuriosirsi della bellezza e magari cercano anche di riprodurla con buffi, ma significativi disegni, vanno incoraggiati ed aiutati prima che altre attenzioni li distraggano, trasportandoli nel regno della banalità e della noia. Queste sono le Associazioni Amici dei Musei di oggi. E domani?

Di certo saranno sempre in maggior numero perché l’interesse per il mondo museale è in fase crescente. Ma alcuni problemi che preoccupano oggi non spariranno, anzi potranno acuirsi ulteriormente. Mi riferisco in particolar modo alla opportunità che alcuni Amici possano offrire una partecipazione più attiva e concreta alla vita della Associazione, non limitandosi all’iscrizione annua e ad un troppo limitato coinvolgimento nella vita associativa. Più passa il tempo e più le Amministrazioni pubbliche saranno oberate da nuovi compiti istituzionali di varia natura: l’opera di sussidiarietà offerta da strutture come quelle degli Amici dei Musei risulterà perciò preziosa ed indispensabile. Ho ottime ragioni per augurarmi che l’Amministrazione Civica di Verona abbia anche in futuro quelle giuste attenzioni per tutto ciò che ha contribuito a collocare Verona fra le “città d’arte” italiane di prima grandezza.

Ma non dobbiamo dimenticare che se già oggi accanto alla “città d’arte“ Verona coesiste una Verona dedita a commerci internazionali di primaria importanza, fra pochi anni, con l’entrata in esercizio della galleria ferroviaria di base del Brennero (55 chilometri sotto terra tra Bressanone e Innsbruck) in avanzata fase di costruzione, la riduzione drastica dei tempi di trasporto delle merci dal Centro Europa a Verona, per poi essere smistate nel resto d’Italia e viceversa, potrebbe mettere “in sonno” la città d’arte, a tutto vantaggio di una grande e anonima città del commercio che potrebbe prendere il sopravvento su quanto di nobile e bello ha caratterizzato finora questa città. Proprio per questi possibili pericoli sarà opportuno, direi necessario, che le generazioni future non si trovino impreparate nella gestione del “bello“ di Verona. Del resto l’esempio di alcune città centro-nord europee già oggi campioni mondiali nei commerci terrestri e marittimi, e nel contempo poli attrattivi museali ed artistici di primaria importanza, fanno ben sperare per il futuro di Verona.

Comunque vadano le cose gli Amici dei Musei avranno sempre una funzione primaria; e a molti soci avanti negli anni, che giustificano la minor partecipazione alle attività sociali per quel senso di torpore rinunciatario che li attanaglia, ricordo loro un bellissimo scritto di Francesco Alberoni: La terza via tra il dovere e il piacere. L’illustre sociologo analizzando l’approccio di ciascuno di noi nei riguardi dello svago e del lavoro suddivide gli adulti in tre “tipi umani“ così sintetizzati: il primo tipo contempla coloro che considerano il lavoro una dura realtà e cercano in tutti i modi di godere del tempo libero e dello svago. Il secondo è appannaggio del tipo impegnato: tutto è dovere, moltissimo lavoro e niente svaghi. Il terzo tipo ha come obiettivo l’imparare sempre di più per fare sempre meglio; legge, studia; ogni esperienza è un mezzo per migliorare la conoscenza. Di fronte all’insuccesso si domanda: “Cosa posso imparare da questa lezione?” Ascolta, riflette per crescere e progettare nuove attività.

Gli Amici dei Musei appartengono o dovrebbero appartenere al terzo tipo umano; ed anche ad ottanta o più anni dovrebbero concepire l’appartenenza alla Associazione degli Amici dei Musei come una preziosa opportunità per arricchirsi culturalmente e vivere meglio.

 

Giuseppe Perotti