Se gli storiografi identificano il  Novecento come il” secolo breve” (dal 1915, inizio del primo conflitto mondiale, al 1989 con la caduta del muro di Berlino ), il Novecento delle arti è a mio parere ancor più breve. Potrebbe essere compreso tra l’inizio del secolo ed il 1950/60, quando si spengono uno dopo l’altro gli ultimi grandi artisti, figurativi e non, che hanno caratterizzato l’evoluzione dell’espressione artistica italiana.L’Italia infatti ha partecipato a pieno titolo alla rivoluzione artistica del Novecento con figure gigantesche; e, pur se con qualche ritardo, vengono ora finalmente organizzate grandi manifestazioni espositive la cui “mission” va al di là della semplice relazione per gli addetti ai lavori, ma si rivolge ad importanti strati di popolazione, giovane e meno giovane, che non avevano finora intuito nella sua interezza l’importanza e la bellezza del Novecento italiano.

In agosto ho visitato presso il Centro Matteucci di Viareggio (una piccola ma preziosa fondazione privata, che si dedica all’arte moderna) una mostra con un titolo emblematico: Prima e dopo la Secessione romana (chiuderà il 3 novembre p.v.).

La parola secessione, ovvero ribellione, ammutinamento, ci riporta ai movimenti di inizio secolo scorso a Vienna ed a Berlino, dove alcuni artisti si ribellarono all’arte ufficiale, di maniera.
Ma l’Italia non fu da meno. Forse trascinati dalla rivoluzione letteraria di Marinetti e dei suoi amici Futuristi, pittori del calibro di de Chirico, Carrà, Boccioni, Balla, Severini, fino a Campigli e Casorati , riuscirono ad imprimere anche all’arte italiana una svolta incisiva; per cui da quel momento nulla fu più come prima.
La mostra, con una cinquantina di opere mirabilmente esposte nella sede della Fondazione Matteucci ,una fascinosa  palazzina Anni Venti nel centro di Viareggio, ci racconta , in una sintesi mirabile, il prima, il durante e il dopo di tutto questo fervore artistico italiano

Un’altra Mostra, ormai chiusa, di ben altre dimensioni espositive, che ho avuto il piacere di visitare in quel di Forlì, presso i Musei di San Domenico, è stata: Novecento, arte e vita in Italia tra le due guerre. Un titolo rimediato all’ultimo momento, perché quello primitivo faceva direttamente riferimento alle arti del periodo fascista. (Penso che l’arte non sia ne fascista ne antifascista. È arte e basta ).

Una mostra monumentale articolata in più settori. Una mostra che ha fatto rivivere tanti momenti della vita pubblica e privata di quel periodo storico attraverso raffigurazioni pittoriche, scultoree di disegno, di oggettistica ,fino all’ultima galleria espositiva dove erano esposti una serie di abiti di alta sartoria . Pur essendo assolutamente digiuno di conoscenze sartoriali, sono rimasto positivamente colpito per la modernità del disegno e per l’armonia e l’arditezza degli accostamenti cromatici.
Una  grandissima esposizione bella ed esaustiva, con opere di uno sterminato numero di Autori, tutti famosi o comunque molto importanti nei rispettivi campi di attività. Una manifestazione che prelude alla già annunciata  mostra, sempre a San Domenico, per il 2014 che sarà incentrata sul: Liberty,uno stile per l’Italia moderna.

Ultima annotazione di carattere turistico-artistico.

A Forlì ci sono arrivato in treno di prima mattina. Dalla stazione ferroviaria al lontano  nucleo centrale dell’abitato, di tipico impianto romano- medioevale di città “aemilia”, ho percorso a piedi larghissimi viali alberati di mussoliniana memoria, sui quali si affacciano monumentali palazzi in stile piacentiniano chiusi o in via di restauro.
Mancava sullo sfondo un terrapieno percorso da una sbuffante vaporiera e la suggestione metafisica cara a Giorgio de Chirico era perfetta.

 

Giuseppe Perotti

Gino Severini, Maternità particolare, 1916. Cortona, Museo dell'Accademia Etrusca © Gino Severini, by SIAE 2012