Il ciclo annuale di conferenze su tematiche legate all’Arte e alla sua Storia che il Comune di Verona, la Direzione dei Musei Civici e l’Università di Verona organizzano ogni anno, anche con il supporto degli Amici di Castelvecchio, è ormai giunto all’ ottavo anno di vita sulla base di un’esperienza del solo Museo di Castelvecchio che risale nel tempo di vari decenni. La conferma del successo, che spesso si palesa anche attraverso la presenza di giovani che, esauriti i posti a sedere, si sistemano a terra nella sala della Gran Guardia intenti a prendere appunti, consegna Verona al ristretto numero di città italiane che coltivano e diffondono Studi di alta cultura.
Il ciclo 2013-14 ( cinque conferenze di vario tema più altre propedeutiche alla Mostra su Paolo Veronese che illuminerà Verona nel 2014) è partito col botto.

Uffizi

Fabrizio Paolucci, direttore del dipartimento Arte Classica agli Uffizi, ma anche grande esperto dell’arte vitrea di epoca antica, in un’ora di dotta, ma molto comprensibile esposizione, ci ha fatto viaggiare su e giù per i cinque secoli di vita del celebre museo fiorentino.
Un museo vivo e vitale fin dalla sua costituzione; un museo che ha registrato un continuo va e vieni di opere di altissimo livello. Si trattava di opere scultoree piuttosto che di opere pittoriche, o di raccolte d’armi, sulla base delle mode e degli interessi artistici del tempo.
Già la nascita degli Uffizi, un complesso di palazzi (omnicomprensivi diremmo oggi) dove i Medici concentrarono nel ‘500 gran parte degli uffici dirigenziali ed amministrativi della Signoria, ci fa ben comprendere l’amore per il bello e l’universalità del Rinascimento italiano.
Ancor sul finire del Cinquecento i Medici facevano chiudere dal Buontalenti il loggiato del 2° piano dal quale si accedeva ai locali degli uffici (oggi sale espositive); ed in quel lunghissimo corridoio finestrato fecero collocare opere scultoree di età romana di stile ellenistico, ritrovate in grandissimo numero in quegli stessi anni nelle celebri “vigne” romane.
Firenze diventava così dopo Roma la città più ricca di opere scultoree antiche.

L’operazione perdurò nei secoli, in quanto anche i Lorena succeduti ai Medici nel Settecento, continuarono ad arricchire, oltre agli Uffizi, palazzi, piazze e giardini di opere scultoree provenienti dagli scavi archeologici romani. Nel corso del tempo alle sculture antiche se ne aggiunsero altre commissionate ad artisti allora operanti in Firenze: ecco perché l’Italia dell’arte è oggi un “unicum” a livello mondiale. In epoche successive l’ interesse per la scultura venne affiancato, ed a volte superato, da quello della pittura; ma anche dalla raccolta di armi preziose o di rarissime curiosità scientifiche.
L’eccessivo affollamento di opere d’arte di ogni genere venne in parte corretto a fine Settecento con la creazione in Firenze di nuovi Musei, privilegiando gli Uffizi per le opere di pittura.

Oggi con l’importante ristrutturazione, in chiave scientifica, degli Uffizi, si sta cercando di dare risalto al confronto tra scultura antica e scultura rinascimentale, permettendo allo studioso, ma anche al normale visitatore di ammirare ed inconsciamente accostare due fra i momenti più alti della espressione artistica italiana. Anche nelle sale dedicate alla pittura lo sfoltimento delle opere meno importanti ha dato la possibilità agli ordinatori del Museo di collocare alcune sculture antiche in muto colloquio con celeberrimi capolavori della pittura rinascimentale italiana.
Il restauro della Tribuna, il sancta sanctorum degli Uffizi, e la presenza nella nuova Sala di Michelangelo della forza e della grazia di un bellissimo gruppo marmoreo antico, raffigurante Arianna davanti alla rivoluzionaria meraviglia pittorica del Tondo Doni di Michelangelo, sono la consacrazione definitiva di come oggi deve essere inteso uno spazio museale.
Una risposta chiara e forte a chi vuole “épater les bourgeois” con mostre-spettacolo di facile successo.

La visita ad una raccolta d’arte non è ricreazione, ma un arricchimento culturale per chi già sa e per chi desidera migliorarsi.

ARISTARCO