Lunedì 28 ottobre Verona è stata testimone di uno di quegli esaltanti momenti culturali per il quale sarà dovere serbare per lungo tempo il bel ricordo. L’enciclopedico professor Salvatore Settis ha tenuto al Polo Zanotto dell’Università di Verona una conferenza sul tema “I valori culturali a tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio artistico” .

Il cattedratico, universalmente conosciuto per i suoi studi e per le sue ricerche di archeologia classica, essendo stato per molti anni Preside e Direttore della Scuola Normale di Pisa, è divenuto ancor più noto e popolare in Italia per il suo impegno civile a difesa dei principi costituzionali. La fermezza nelle sue battaglie lo portarono anche a rinunciare ad una carica prestigiosa che ricopriva, dando le dimissioni (cosa rara in Italia) dalla presidenza del Consiglio superiore dei beni culturali.Unendo mirabilmente le sterminate conoscenze dottrinali con l’impetuosità dell’erudito uomo del meridione d’Italia, ha ricordato come la tutela artistica, in senso lato, nasca già negli Antichi Stati Italiani nella prima metà dell’Ottocento, sulla base di principi basilari già presenti duemila anni prima nel Diritto romano. Verrà poi ripresa e perfezionata nelle successive fasi politiche italiane di Stato unitario liberale, di Stato a dittatura fascista, fino alla Repubblica postbellica, che inserirà addirittura nel testo della Costituzione concetti già espressi efficacemente nelle leggi del 1939. Il dramma nasce negli ultimi decenni, quando un allentamento della guardia ai principi espressi dalla Costituzione ed una fortissima pressione per una urbanizzazione incontrollata, spesso favorita da forze politiche locali, distruggono in pochi lustri quel mirabile equilibrio tra paesaggio agricolo e le opere dell’uomo che in molti secoli di attività avevano subito una armonica compenetrazione.

Città, borghi, strade, castelli ed aree agricole erano sì tutte invenzioni ideate e realizzate dall’uomo per esigenze economiche di sopravvivenza e di sviluppo; ma nell’insieme perseguivano sempre un mirabile equilibrio, tale da far divenire l’Italia il Paese ideale per il colto viaggiatore del Centro e Nord Europa alla ricerca del bello ed alla scoperta delle radici della nostra comune civiltà. La relazione del professore si è poi addentrata nelle problematiche giuridiche sorte in varie epoche al fine di garantire la conservazione e la fruizione “da parte di tutti” della visione di opere d’arte italiane.

Grandi uomini di cultura si sono adoperati in vari tempi per mettere a punto strumenti legislativi atti a favorire la salvaguardia di opere d’arte, del paesaggio e più recentemente anche dell’ambiente.

Fra i tanti Salvatore Settis ha ricordato il re Carlo di Borbone che favorì la tutela di paesi e di boschi, l’editto Albani che sancì l’immobilità delle collezioni private, il cardinal Bartolomeo Corsini che fondò quelli che oggi sono i Musei Vaticani, Sicilia e Venezia che crearono strutture prodrome alle attuali Sovrintendenze e Gregorio XIII che antepose il bene ed il decoro pubblico agli interessi privati, enunciando il principio che i diritti del privato non devono andare a scapito della comunità. Ai primi dell’800 Carlo Fea ed Antonio Canova rielaborano in chiave più moderna il concetto di “salvaguardia del patrimonio pubblico”, che verrà regolato da una legge di tutela nazionale solo nel 1909; mentre nel 1920, ad opera di Benedetto Croce nasce la legge a tutela del paesaggio. Come più sopra accennato, nel 1939 vengono promulgate le leggi Bottai, i cui principi verranno inseriti dai costituenti della neonata Repubblica nella prima parte della Costituzione Italiana , e precisamente all’art. 9.

La passione civile del prof. Settis lo porta ad affermare, a conclusione della relazione, che colui che nei secoli passati era ritenuto un suddito, dopo la Rivoluzione francese diviene anche in Italia un cittadino. E titolare del bene comune è il popolo sovrano. Un sovrano senza scettro. Il cittadino come tale ha grandi doveri , ma altrettanti diritti: il diritto allo studio, il diritto al lavoro, il diritto ad una vita salutare. Sono una serie di diritti virtuosi che si ottengono anche con il rispetto, la cura e l’equilibrio dell’ambiente che ci circonda. Oggi si lavora per far emergere un diritto ancora più importante: il diritto delle generazioni future.

Un attento ascoltatore