Tra tutte le forme artistiche espresse nei secoli dalla maestria e dalla abilità dell’uomo, le colorate immagini che impreziosiscono i libri del Medioevo e del Rinascimento, meglio note come miniature, sono tra le più belle e suggestive, ma anche le più raramente godibili.
Per loro stessa natura sono opere d’arte supportate da delicati fogli di pergamena, e compongono libri antichi che risultano molto difficilmente consultabili al comune visitatore di un museo o di una biblioteca.

Il risvolto positivo di questa limitazione è che, a distanza di secoli dalla loro esecuzione, le immagini dei libri dipinti, conservate al buio, pagina contro pagina, al riparo dalla polvere, dai fumi ed anche in misura minore dall’ossigeno dell’aria e dalla umidità, si sono per la maggior parte ottimamente conservate, molto meglio di altri tipi di opere d’arte, come pittura ed affresco.
Fortunatamente oggi con le più recenti tecniche di riproduzione fotografica elettronica è possibile produrre slide e copie fac-simile con colori e tonalità molto simili all’originale, per la gioia e la soddisfazione degli amanti del bello.

Il tema è stato presentato e sviluppato in una affollata conferenza tenuta alla Gran Guardia dalla professoressa Federica Toniolo dell’Università di Padova, grande conoscitrice dei libri dipinti medioevali e rinascimentali.
In particolare, la relatrice ha sviluppato l’intervento sulle “Funzioni dell’immagine nei libri dipinti conservati presso la Biblioteca Capitolare di Padova”. Una ricchissima biblioteca fin dalla sua costituzione: trecento volumi già in epoca medioevale!
E che volumi!  Manoscritti per lo più di carattere religioso; ma anche dei codici di studio giuridico; quest’ultimi provenienti dalle biblioteche di due vescovi umanisti del ‘400: Jacopo Zeno e Pietro Barozzi.

Dal punto di vista prettamente artistico si tratta di assoluti capolavori di autori molto spesso anonimi, ma di grandissima capacità. Autori che conoscevano perfettamente l’evoluzione degli stili pittorici del loro tempo, e ad essi si ispiravano con immediatezza e precisione.
Nelle pagine dipinte nel XII secolo domina un perfetto stile romanico sia nella postura delle figure, sia nel panneggio degli abiti, così come nelle architetture che incorniciano le scene.
Incredibile una serie di miniature di un Antifonario, sicuramente databile al 1306, il cui autore chiaramente si ispirò agli affreschi che Giotto aveva dipinto appena un anno prima nella Cappella degli Scrovegni, con una visione tridimensionale nuova ed assolutamente rivoluzionaria.
I frontespizi dei Sacramentali, degli Evangeliari, dei Messali e dei Libri da coro, e la prima lettera di ogni brano, riccamente sviluppati in un perfetto impianto pittorico, avevano una grande importanza per facilitare nei religiosi e nei chierici l’introduzione ai concetti teologici dei testi.
Le opere giuridiche dei due vescovi umanisti del ‘400 presentano una particolarità tecnica ancor oggi utilizzata: il testo delle leggi era posto al centro del foglio con piccoli simboli di richiamo; tutt’attorno a carattere più piccolo le glosse e le annotazioni esemplificatrici.
Né più né meno ciò che fa ancor oggi la moderna editoria sui testi giuridici o di studio. Solo che nel ‘400 si vergava la pergamena con calligrafie fantastiche, arricchendola con meravigliose immagini vagamente simili ai fumetti odierni, che rendevano visivamente più efficace il concetto giuridico.

Nel XV secolo l’evoluzione delle miniature fa riferimento al nuovo stile rinascimentale.
Ricompaiono a decoro della pagina ornamenti e trabeazioni classicheggianti: quasi un omaggio a celebri quadri di Andrea Mantegna. I miniatori di questo periodo sono veramente dei grandi artisti. Tra questi ricordiamo Giovanni Vendramin, noto per aver illustrato il celebre libro di Roberto Valturio De rei militari del 1472. Fu in gioventù allievo di Squarcione, nella cui bottega rimase per un certo periodo lo stesso Andrea Mantegna.
Pure i calligrafi, che redigevano le pagine con i testi da trascrivere, operavano con tecnica perfetta, utilizzando preziosi inchiostri ed ispirandosi agli stili architettonici più in voga nel tempo. Troviamo così testi del XII secolo con caratteri lineari e ben spaziati che richiamano lo stile romanico Nel periodo gotico anche la scrittura si modifica, si fa più compressa, con lettere allungate e poco spaziate; mentre la grazia degli ornamenti rinascimentali la si ritrova anche nella scrittura di quel tempo. Bartolomeo Sanvito fu il grande calligrafo del Rinascimento. Rinascimento che fu un po’ il canto del cigno di questa particolare arte, in quanto stava per incombere sulla scena Giovanni Gutenberg.

Le miniature, specie quelle medioevali, così delicate eppure giunte fino a noi in perfetto stato di conservazione, mi ricordano un’altra espressione artistica sempre dello stesso periodo: l’arte orafa. Una pagina miniata dell’Evangelistario di Isidoro e le figurine delle formelle del celebre Altare d’Oro di Sant’Ambrogio in Milano rivelano ambedue l’assoluta certezza di quegli uomini per una fede soprannaturale e assoluta.

Aristarco