Gli Ordini professionali italiani, strutturati a livello provinciale, sono usi mantenere i collegamenti con i propri associati attraverso bollettini periodici con i quali avvengono le comunicazioni di servizio e gli aggiornamenti professionali.

L’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Verona si stacca da queste consuetudini e attraverso una vera e propria rivista tematica, “Architettiverona”, (che con cadenza quadrimestrale viene distribuita agli associati, ma a titolo gratuito a chiunque ne faccia richiesta!), arricchisce con importanti comunicazioni originali il panorama culturale della città.

Il numero due del 2013, il 94° della serie, dedicato al Sistema Museale Veronese, e presentato qualche settimana fa nella sala conferenze del Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle, è addirittura sdoppiato in due volumi; uno dei quali, col titolo accattivante di “Castelvecchio sottotraccia” è interamente dedicato alla massima gloria culturale e architettonica di Verona.

In una ventina di agili comunicazioni, gli studiosi e gli architetti che si sono occupati attivamente di Castelvecchio nell’ultimo decennio, illustrano come sia stata fatta, senza soluzione di continuità, manutenzione e conservazione di quanto ideò e attuò decenni fa, con mirabile disegno, il grande Carlo Scarpa.

Quel geniale “non architetto” trasformò una struttura museale di concezione ormai obsoleta in un unicum piacevolmente equilibrato ed armonico; vivo e non cristallizzato nel tempo.

Il continuo “restauro del restaurato” è un atto di amore e di rispetto per il grande veneziano da parte degli architetti e dei tecnici del presente.

Ma si vive anche e soprattutto di idee e progetti per il futuro.

Nella prefazione del tomo la direttrice Paola Marini ipotizza, da par suo, come il Museo di Castelvecchio dovrà necessariamente acquisire nuovi spazi per divenire una più grande e moderna sede museale, degna della bella Verona.

Auspica il recupero di tutti le superfici oggi occupate per altri impieghi non museali; la valorizzazione “in verticale” di altri volumi, con il recupero delle antiche torri del castello. Già tre sono state restaurate ed utilizzate. Avanti con le altre quattro!

Ma Paola Marini guarda più avanti. Vola con il cuore oltre il Ponte e vede nella Palazzina Comando dell’Arsenale la sede ideale per l’esposizione delle opere del Seicento e Settecento della Pinacoteca civica; nonché la sede della Biblioteca d’arte del Museo.

Ed io, con inguaribile ottimismo, aggiungo: perché non tutto l’Arsenale, sia pur in un tempo ragionevolmente più cadenzato?

Una sede museale vasta, bella e solida, tutta a piano terra, con ampi giardini ideali per esposizioni di sculture ed installazioni; ma anche per il relax dei visitatori. Unita ad un più grande Museo di Castelvecchio da un superbo, e già di per sé soggetto museale, Ponte di Castelvecchio, proietterebbe la Verona dell’arte, cioè la Verona che conta, nell’Olimpo delle grandi capitali dell’arte mondiali.

L’altro volume di Architettiverona intitolato “Musei” fa un’ampia disamina di tutti i musei di Verona, grandi e piccini, pubblici e privati, chiudendo con una breve rassegna anche dei musei della provincia.

Sono articoli, anzi li classificherei come veri e propri racconti, scritti da alcuni tra i più significativi esponenti dell’Ordine degli architetti veronesi.

Racconti che narrano di sapienti restauri che, ahimè, per l’ordinari penuria di fondi si protraggono per troppi anni. 

Altri racconti, sembrano telenovele, perché affrontano garbatamente, ma senza alcuna remora, i lineamenti attualmente perseguiti dai politici e dalle lobby cittadine per indirizzare ed orientare il futuro della politica museale veronese.

Accanto al gruppo di musei civici veronesi: dalla corazzata Castelvecchio (con la futura portaerei Arsenale), alle belle realtà del Museo degli Affreschi, del Lapidario Maffeiano, del Museo Archeologico e del sempre piacevole ed istruttivo Museo civico di Storia Naturale, vi sono grandi contenitori museali (orribile termine, ma omnicomprensivo) che in pochi anni hanno cambiato proprietà, con una destinazione non ancora ben definita.

Oggi la sempre maggiore difficoltà di disporre di fondi pubblici per aprire e far funzionare un museo, ha esaltato la presenza dei privati come sponsor nel settore.

In Italia spiccano tra questi le Fondazioni bancarie. Così anche in Verona, dove la Fondazione Cariverona ha acquisito le proprietà di Palazzo Forti in via Emilei, di Palazzo del Capitanio in piazza delle Erbe e della Caserma austriaca di Castel San Pietro sull’omonimo colle.

Tre grandi contenitori museali con destinazione non ancora ben chiara, anche se vi sono già cantieri per la ristrutturazione in attività.

Auguriamoci che in uno di questi (preferibilmente in quello con la maggiore altitudine s.l.m.) venga collocato quel “Museo della Città” che gli Amici dei Musei vanno da tempo caldeggiando, sull’esempio di quella bella realtà che da due anni è aperta a Bologna presso Palazzo Pepoli, dove ha sede il “Museo della Storia di Bologna”, nell’ambito del percorso museale Genus Bononiae.

Architettiverona con le sue due pubblicazioni ha fotografato la situazione attuale in Verona: una città ricca di realtà museali che deve definire meglio le linee programmatiche da perseguire.

Non mancano certo i capolavori ed il materiale esclusivo da esporre all’ammirazione dei visitatori.

E questi certo non mancheranno, allorché saranno aperte nuove e moderne sedi espositive accanto a quelle storiche già affermate.

Sarà utile ed opportuno facilitare e rendere più incantevoli le loro visite, creando un ideale percorso culturale ed artistico che soddisfi ogni loro aspettativa.

 

Aristarco