Claudia Terribile è una giovane ricercatrice che in Venezia a Ca’ Foscari ha approfondito, post laurea, le sue conoscenze sulla pittura italiana del Cinquecento, con particolare attenzione a Paolo Veronese.

Studi severi e impegnativi dedicati sia alle ricerche iconografiche e storiche sia all’esame dal vivo dei molti capolavori che esaltano la città lagunare, le hanno dato la possibilità di presentarsi con successo alla Gran Guardia e sviluppare la terza delle sei conferenze preparatorie sulla attesa Mostra delle opere di Paolo Veronese che illuminerà Verona dal 5 luglio al 5 ottobre prossimi.
Dopo le orazioni di due celebri studiosi di Paolo Veronese come Augusto Gentili ed Howard Burns, l’originalità e la modernità della sua esposizione ha piacevolmente emozionato l’attento e sempre al gran completo auditorium.

Pur trattando un tema difficile e severo, qual è la rappresentazione dei sentimenti religiosi nell’arte, con particolare attenzione ai miracoli operati da Gesù e dai suoi Discepoli, Claudia Terribile ha sviluppato la sua esposizione con passione e vivacità, concentrandosi su alcune opere che ci danno una originale chiave di lettura sulla capacità di Paolo Veronese di rappresentare l’essenza puramente divina di un accadimento miracoloso.

Gesù predica ai dottori

Paolo Veronese, Gesù predica ai dottori, 1566-1567, Madrid, Museo del Prado

 

Soffermandosi a lungo sul telero del museo del Prado “Gesù e il centurione” Claudia Terribile ha analizzato una per una le numerose figure che affollano l’opera.

Il miracolo operato da Gesù, che guarisce, seduta stante, il servo del centurione romano, è stato rappresentato numerose volte e in varie epoche, con modalità di impianto scenografico diverso, che sono generalmente molto didascaliche, anche per il loro utilizzo nella divulgazione popolare. In molti casi si tratta di opere decisamente ingenue, anche se commoventi.
Paolo al contrario, forte della sua capacità di far comprendere ciò che sta per accadere anche senza una realistica rappresentazione, si affida ad una descrizione psicanalitica, (ante litteram), di ciascuna figura dipinta.

Gli stati d’animo, le certezze e i dubbi dei personaggi ritratti vengono espressi attraverso piccoli segnali, come ad esempio la postura dei corpi, che hanno significati ben precisi.
Sguardi che si incrociano tra più persone ci portano ad ipotizzare che alcuni credono ciecamente al miracolo che sta accadendo in altro luogo fuori quadro; altri sono assaliti dal dubbio; altri ancora, pur se ben evidenziati nel quadro, risultano chiaramente estranei al contesto miracoloso. Non manca la figura del moretto, il pagano attonito, non legato alla nostra religione, ma che capta meglio di un credente l’evento soprannaturale che sta accadendo.
Altro che fastoso e magnificente pittore specializzato nel riprodurre e trasmetterci la ricca e godereccia Venezia cinquecentesca!

O meglio, Paolo è testimone a tutto tondo della sua epoca. Un mondo secolare e opulento, ma anche l’età del risveglio controriformista, con tutte le conseguenze teologiche che ne conseguono.
Veste curiosamente il centurione romano con abiti e corazza di foggia cinquecentesca. Le architetture e l’ambiente nulla hanno a vedere con la Palestina dell’epoca di Gesù, povera ed essenziale.
Se Paolo Veronese all’apparenza è il grandioso scenografo della sua epoca, che avvolge i suoi quadri con una calda luce solare, abbellendoli con ricchi particolari, degni di una civiltà avanzata e ben governata, nel suo intimo agisce come un Dottore della Chiesa e trasferisce sulla tela i profondi principi teologici del suo essere un buon cristiano. La sua è una religiosità sicura, senza tentennamenti, anche se molto articolata nelle rappresentazioni pittoriche dalle mille sfaccettature.

Claudia Terribile è riuscita a ricostruire con acutezza psicologica anche le immagini che non vediamo sulla tela, ma che si possono immaginare, e concludendo la lunga disquisizione sull’opera pronuncia una frase che potrebbe essere attribuita ad un Profeta: “La fede deriva non da quello che si vede, ma da quello che si sente. Si può rappresentare la fede, non il miracolo”.

Un’altra celebre opera di Veronese è, il “Gesù al tempio che predica ai Dottori”, dove viene rappresentato l’interno del grande tempio di Gerusalemme in cui il giovinetto Gesù, sfuggito allo sguardo attento dei genitori, si ritrova circondato dai Sommi Sacerdoti del tempio, con i quali discute alla pari su problemi teologici.
Con estrema abilità Paolo Veronese ritrae Giuseppe e Maria sullo sfondo dello spiazzo, appena visibili, ma facilmente identificabili perché posti nel punto focale di una fantastica fuga prospettica di colonne.
Vitruvio e Palladio sono sempre nei suoi pensieri!

Tra la folla che circonda i personaggi principali Claudia Terribile ha individuato un uomo, certamente un pellegrino diretto in Terra Santa, per il mantello con la croce ottagona ed il bastone, e non il ramo di palma che avrebbe significato “di ritorno dalla Terra Santa”.
Che ci fa un pellegrino cristiano, (che molto probabilmente ha le sembianze del committente dell’opera stessa), in un luogo sacro all’ebraismo, tassativamente interdetto a tutti coloro che non professavano la religione ebraica?Un miracolo! La fede di quell’uomo ce lo rappresenta, pur senza averne una trascrizione materiale.
Questa l’ipotesi suggestiva di Claudia Terribile, alla quale noi volentieri ci associamo.

È stata una conferenza affascinante, che ci ha fatto meditare sulla raffinata cultura religiosa e sulla grande capacità di trasmetterla per immagini di Paolo Caliari detto il Veronese. E non va dimenticato che era figlio di uno “spezapreda”!
Paolo Veronese con altre migliaia di artisti, celebri, poco conosciuti o ignoti, che per molti secoli hanno lavorato in Europa, sono e rimarranno per sempre il vero nostro “patrimonio dell’umanità”.
Pensiamo mai quale esistenza povera e vuota sarebbe oggi la nostra, pur facilitata dalle mille invenzioni della civiltà contemporanea, se non avessimo avuto questi fari di cultura e civiltà da ammirare e da interpretare?

 

 

Giuseppe Perotti