La penultima delle sei conferenze preparatorie alla grande Mostra su Paolo Veronese che si terrà alla Gran Guardia di Verona dal 5 luglio al 5 ottobre prossimi, ha avuto una partecipazione di pubblico veramente ragguardevole.
Almeno seicento persone hanno occupato platea e galleria del capiente auditorium. Erano presenti tra gli altri alcuni direttori di importanti Musei , dirigenti di Sovrintendenze e molti studiosi della pittura italiana , alcuni dei quali giunti dall’estero.

Come gli Amici dei Musei di Verona ben sanno, in questo magico anno dedicato a Paolo Caliari detto il Veronese, il più famoso dei pittori che nella nostra città hanno avuto i natali, vengono dedicate ben due Mostre: la prima, in corso a Londra alla National Gallery, chiuderà i battenti il 15 giugno per passare il testimone a Verona dove fervono i preparativi per l’apertura il 5 luglio prossimo.

L’interesse per l’incontro era motivato dalla presenza di due conferenzieri d’eccezione: Nicholas Penny e Xavier Salomon, rispettivamente il direttore della stessa National Gallery di Londra, sede della Mostra ed il curatore della mostra londinese.
Essi sono con Paola Marini e Bernard Aikema i quattro moschettieri che attualmente stanno onorando in forma superlativa un pittore italiano, forse non ancora sufficientemente collocato per l’eccezionale bravura e per l’armonia delle sue rappresentazione tra i massimi artisti di ogni tempo.
I due studiosi londinesi sono venuti a Verona a portare la testimonianza non tanto del grande successo di critica e di pubblico che sta ottenendo la Mostra e che, vista l’importanza e la notorietà delle opere presentate poteva essere prevedibile, ma a proporre, da esperti, i nuovi interrogativi nati dall’accostamento ragionato di celebri opere che ormai da centinaia d’anni avevano preso strade e collocazioni diverse.

Veronese's Martyrdom of Saint George

Paolo Veronese, Martirio di San Giorgio (dettaglio), 1556, Verona, Chiesa di San Giorgio in Braida

 

Conosciamo meglio i due conferenzieri.
Nicholas Penny dopo essere stato per molti anni responsabile della pittura rinascimentale alla National Gallery di Londra, ne è divenuto il direttore nel 2008. Uomo di cultura e sensibilità eccezionale, è uno dei massimi conoscitori  della pittura italiana del Rinascimento.

Xavier Salomon è un trentaseienne cosmopolita, enfant prodige della Storia dell’Arte mondiale.
Romano di nascita, madre inglese e padre danese, studia a Londra e si specializza a New York. Campi di studio prediletti sono il Barocco italiano e più recentemente la pittura di Paolo Veronese, un amore fulminante. In giovanissima età è nominato dal Metropolitan Museum curatore per la pittura europea. A gennaio 2014 diviene curatore capo della Frick Collection, la celebre galleria privata newyorkese sulla Quinta strada, famosa per l’altissimo livello delle opere  esposte ed  acquistate dal grande industriale americano Henry Clay Frick tra  XIX e inizio XX secolo.

I due oratori, con una tecnica ed una padronanza che solo  figure dell’alta cultura anglosassone sanno esprimere, hanno rapidamente trasformato la conferenza in una dotta conversazione a due da club londinese d’altri tempi.
Uno di fronte all’altro, utilizzando lo stesso microfono, hanno chiosato sulle impressioni e sulle osservazioni tratte da una analisi approfondita della Mostra da loro stessi allestita.
Ma prima di ogni altra considerazione hanno ringraziato tutti gli italiani, dalle Autorità rappresentanti la cultura ufficiale fino al parroco della chiesa di San Giorgio in Braida, per aver dato la possibilità di portare a Londra il Martirio di San Giorgio, la vera star dell’esposizione.
Sembra che alcuni critici d’arte londinesi, estasiati dalla bellezza della pala di San Giorgio, l’abbiano definita “il più  bel dipinto al mondo”!

Nell’allestimento londinese il curatore ha posto accanto a questo celebre dipinto la tela dedicata a Il miracolo di San Barnaba: la stessa collocazione che le due tele mantennero per oltre due secoli nella chiesa di San Giorgio in Braida, fino alla deportazione napoleonica. Mentre il San Giorgio rientrò a Verona, (per intermediazione di Antonio Canova ), il Miracolo di San Barnaba prese la via francese di Rouen, dove si trova tuttora.

I due conferenzieri hanno messo in risalto l’impegno profuso dalla National Gallery  per collocare nella luce più favorevole le grandissime tele di Paolo Veronese ( la pala di San Giorgio misura metri 4,30 x3 ,00 !).
Facendo una rara eccezione, hanno reso disponibili le sale del piano nobile della Gallery, liberandole dalle opere in mostra permanente e collocando le opere di Paolo in amplissimi locali illuminati dall’alto nella forma più naturale e perfetta da ampi lucernari.
Ma Nicholas Penny, un vero innamorato della pittura di Veronese, è stato ben lieto di questo sacrificio, ed ha permesso ai visitatori una osservazione dei quadri con una luce naturale “dall’alto” che valorizza ancor più le tonalità degli incarnati delle celebri figure ritratte da Paolo. ( Lo stesso sistema di illuminazione che utilizzano da sempre i grandi fotografi di opere d’arte che ritraggono i dipinti esclusivamente in terrazze di posa nelle ore centrali del giorno con luce naturale proveniente da  ampi lucernari zenitali ai quadri).

Molti dei quadri di Veronese, generalmente di grandi dimensioni, erano destinati alle chiese o a saloni molto vasti di palazzi nobiliari. Si potevano ammirare le opere solo nel loro insieme, da lontano, in ambienti a volte poco e male illuminati, spesso con marcate angolature della visuale dal basso verso l’alto e difficilmente l’occhio era in grado di ammirare i particolari e le variazioni nelle tonalità di colore, che invece in una mostra sapientemente allestita risultano di una bellezza e di una armonia incomparabili.
Ecco una delle tante differenze tra una Mostra a carattere scientifico ed una Mostra per “épater les bourgeois” e fare cassa !

I due mirabili affabulatori anglosassoni si sono a lungo trattenuti sulle somiglianze e sulle similitudini di quadri che Paolo dipinse in periodi molto vicini. Hanno ad esempio ricordato la sorpresa provata nello studiare le due Adorazioni dei Magi, l’una proveniente dalla chiesa di Santa Corona di Vicenza e l’altra, che si trovava nel passato a Venezia nella chiesa di San Silvestro, ma che oggi è esposta permanentemente nella stessa National Gallery. Furono dipinte nello stesso anno ed erano ritenute molto “sovrapponibili” sia per la composizione delle figure che per la tecnica pittorica.
Ad un esame diretto gli studiosi hanno riscontrato differenze sostanziali nella tecnica pittorica, perfino con diverse tonalità e per l’utilizzo di insoliti e differenti pigmenti per i celebri cieli veronesiani.

È questa la dimostrazione che il pittore, pur ampiamente coadiuvato dai giovani di bottega che gli permisero una produzione che oggi verrebbe definita semi-industriale, trattava ogni quadro come un’opera unica, conferendo ad esso la forza e la spiritualità che riteneva più consona al luogo dove sarebbe stato collocato ed al livello sociale del committente.
Una delle molte sorprese scaturite dagli approfonditi esami dei quadri prima dell’apertura della mostra, è stata la constatazione che Paolo spesso dipingeva i quadri a olio con la tecnica dell’affreschista. Una pittura rapida, senza pentimenti: dipingeva un colore di fondo e poi creava le luci e le ombre utilizzando soprattutto bianco ed anche nero. Un vero grande professionista oltre che un sommo artista.

Dalle precedenti quattro conferenze, ma soprattutto da quest’ultima abbiamo capito che anche a Verona sta per esplodere un momento culturale unico ed irripetibile. Trenta dei cinquanta quadri esposti a Londra saranno in Gran Guardia, con molti altri dipinti e quaranta disegni dell’Autore.
Verona, pur nelle limitazioni finanziarie che tutti conosciamo e con una piccola squadra di organizzatori che stanno facendo miracoli, prepara con fiducia l’ “Avvenimento italiano dell’anno“.

Auspico che chi sta nella civica stanza dei bottoni  dia un degno risalto ad un avvenimento che lo merita, magari attenuando un poco l’eccesso di clamore mediatico che si rinnova ogni giorno dall’alba al tramonto dalle parti di via Cappello.

 

Giuseppe  Perotti