Se il successo di un grande evento artistico potesse venir anticipato dalla curiosità e dall’interesse suscitati già nella sua fase preparatoria, la prossima Mostra delle opere di Paolo Veronese (Palazzo della Gran Guardia 5 luglio – 5 ottobre 2014) sarebbe già da annoverarsi tra i must artistici dell’anno.

Manca solo un mese all’apertura della Mostra e la macchina dell’organizzazione sta girando a pieno regime, scandendo con regolarità i tempi previsti.
Tempi che iniziarono a battere ben cinque anni fa quando Paola Marini, curatrice insieme a Bernard Aikema della Mostra, per approfondire ed affinare le sue conoscenze su Paolo Veronese si ritirò per alcuni mesi ai Tatti, luogo magico di berensoniana memoria, presso Fiesole, oggi sede di biblioteca e fototeca specialistiche dell’Università di Harvard.

Seguirono anni di delicati, ma fondamentali contatti nazionali ed internazionali con i più prestigiosi musei del mondo al fine di ottenere prestiti gratuiti, e sottolineo gratuiti, di opere famose del Veronese da esporre alla Mostra di Verona.
Opere che, in alcuni casi, da secoli non erano mai uscite dalle sedi di appartenenza. Di questo e di molti altri argomenti hanno parlato i due curatori nel corso della sesta ed ultima conferenza preparatoria alla grande Mostra.

Paolo Veronese era un pittore famoso e noto a tutti noi, basti ricordare la celeberrima Pala di San Giorgio in Braida, molto cara ai veronesi.
Eppure attraverso le conversazioni di alcuni dei massimi conoscitori della pittura di Paolo Veronese abbiamo appreso che al di là delle qualità più conosciute di sontuoso pittore, figlio del gaudioso secolo d’oro veneziano, e di insuperabile colorista che non aveva eguali in Laguna, si cela una personalità complessa che esprime attraverso il tratto e la composizione pittorica stati d’animo assai diversi.

I due curatori, alternandosi al microfono con consumata abilità oratoria, hanno approfondito le tematiche per mezzo delle quali hanno scelto le opere che verranno in mostra. Tematiche che, come nella trama di un testo letterario, saranno la colonna portante delle sei sezioni orientative in cui la Mostra è articolata.

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Haeredes Pauli Veronensis, Cena in casa di Levi, 1591, Venezia, Gallerie dell’Accademia, in deposito presso il Comune di Verona

I due conferenzieri hanno ricordato che a Paolo Veronese sono state finora dedicate relativamente poche mostre monografiche, nonostante l’indubbia notorietà e la presenza di molte sue opere nei più importanti musei del mondo.
In Italia la mostra di maggior spessore fu quella del lontano 1939 a Venezia presso Cà Giustinian, curata da Rodolfo Pallucchini. Di quella Mostra cito un particolare curioso, ma molto sorprendente per gli organizzatori di allora: nel catalogo, di cui conservo gelosamente una copia, i curatori avevano fatto inserire un foglietto illustrativo con il quale invitavano i visitatori della mostra a completare la conoscenza  delle opere di Paolo andando ad ammirare anche il ciclo di pitture della chiesa di San Sebastiano in Venezia ( biglietto intero di ingresso lire 3,00; per i gitanti domenicali dei Treni Popolari ingresso a lire 1,00….), e facendo una escursione sui Colli Asolani per visitare la Villa di Maser ( torpedone di lusso da piazzale Roma di giovedì e di domenica).

Si ricordano altre mostre negli Stati Uniti, a Washington nel 1988 e più recentemente a Sarasota in Florida, dove sono state esposte tutte le opere di Paolo presenti nei musei degli Stati Uniti d’America. Ma è il 2014 il grande anno di Paolo Caliari detto il Veronese con la Mostra che si sta ora svolgendo alla National Gallery di Londra fino al 15 giugno e che passerà il testimone a Verona, dove, solo venti giorni dopo si aprirà alla Gran Guardia il grande evento artistico.

Due mostre diverse, ma anche una staffetta dell’arte.
Ben trenta opere ora esposte a Londra saranno alla Gran Guardia, oltre alla celebre Pala che rientrerà direttamente a San Giorgio in Braida, da sempre sua sede naturale.
Sarà l’occasione per andare ad ammirarla in un ambiente sacro così ricco di opere d’arte, per il quale l’indimenticato prof. Renzo Chiarelli scrisse: “San Giorgio è una galleria di dipinti, il numero e la qualità delle opere giustificano tale definizione”.
Ma altri trenta capolavori provenienti da musei e collezioni le affiancheranno, oltre a quarantasei disegni, fondamentali per comprendere la genesi di molte opere di Paolo ed anche una scultura, a dimostrazione della versatilità del grande artista.

Un evento di portata mondiale!

Bernard Aikema e Paola Marini hanno sinteticamente illustrato le linee guida che caratterizzeranno le sei sezioni della Mostra.

La Giovinezza
È il periodo meno conosciuto, anche per la scarsità di riscontri iconografici. Paolo apprende dai grandi del suo tempo: Sammicheli, Palladio, ma anche Sansovino e lo stesso Michelangelo per l’architettura che avrà sempre un ruolo fondamentale nelle sue opere. Giulio Romano e il Parmigianino per l’impostazione pittorica. A Venezia arriva a venticinque anni e sotto l’ala protettrice di grandi famiglie sensibili alla nuova arte rinascimentale (le famiglie filo-romane) si impone come pittore “autonomo” ed avrà subito successo e grandi riconoscimenti che si tradurranno in importantissime committenze.
Da previdente uomo “da tera” investirà i lauti profitti nell’acquisto di terreni agricoli!

Il rapporto con l’Architettura
Le complesse strutture architettoniche che dominano nelle sue tele non sono solo decorazioni per incorniciare la scena, ma si fondono in un mirabile equilibrio con i personaggi ritratti. Non sono più le intense “figure-sculture” dipinte da Mantegna, ma ricostruzioni scenografiche perfette, in linea con la Nuova Architettura che la riscoperta di Vitruvio va diffondendo tra artisti ed eruditi del tempo. In tutte le sue opere domina la creazione architettonica, pur senza soffocare l’evento umano o divino che il pittore rappresenta sulla tela.
Le decorazioni di Villa Maser, che per ovvi motivi non potranno essere presentate a Verona, sono il momento più elevato del “pittore di architetture”.

Committenza pubblica e privata
In Mostra vi saranno opere famose: evento nell’evento, dal Louvre sono in arrivo ben dodici dipinti tra cui “La bella Nani” (una Giustinian, moglie di Barbaro, cioè la padrona della villa di Maser!) . La dimostrazione che il superlativo pittore veronese trapiantato a Venezia, tutto casa e bottega, venne rapidamente riconosciuto per il suo valore ed a lui affidarono committenze di ogni tipo: dai ritratti ufficiali o privati dei potenti veneziani, fino alle decorazioni di Palazzo Ducale, alle Pale d’altare ed altre opere pittoriche di numerose chiese e molto altro ancora.

Miti e Allegorie
Dalla National Gallery arrivano quattro celebri allegorie che in origine decoravano dei soffitti. Opere di età matura, bellissime, ma molto enigmatiche. I soggetti rappresentano in chiave allegorica l’amore, l’amore coniugale, ma non sappiamo a chi siano state dedicate. Limitiamoci ad ammirare l’opera artistica, come anche il meraviglioso dipinto “Il ratto di Europa”, lasciando la difficile interpretazione agli specialisti.

Religiosità
Il pittore della bellezza spensierata ed un po’ paganeggiante delle Allegorie (ma anche di alcune Cene, molto, forse troppo, mondane) diviene l’opposto nelle opere di carattere religioso. Tra queste opere saranno in Mostra “Il riposo durante la fuga in Egitto”, “Il buon samaritano” e “Il Cristo nell’orto di Getsemani”. Opere che fanno meditare sulla capacità di grande partecipazione e adattamento del pittore al dolore ed alla passione religiosa, e che dal punto di vista dello stile pittorico sono già intrise di elementi post caravaggeschi.
Sarà pure presente in Mostra la “Pala di San Pantalon” l’ultima opera dipinta l’anno prima della morte. Novità assoluta per Paolo è qui una pennellata morbida e sciolta. Il vecchio e saggio pittore attraverso quest’opera ci fa intravedere nuovi stilemi che si svilupperanno con altri artisti solo in futuro.

La Bottega
Interessante ed ultima sezione, seguita da Tomas dalla Costa, un giovane studioso che ha da poco portato a termine presso l’ Università di Verona un dottorato di ricerca sul tema delle opere sviluppate dai due figli e da un fratello di Paolo, che crearono una vera e propria ditta tra Eredi, lasciando opere di una certa importanza.

Completate le considerazioni sulle sei Conferenze preparatorie alla prossima Mostra di Paolo Veronese, vorrei sottolineare il grande valore scientifico e umano che ci hanno trasmesso gli otto relatori. Entreremo nelle sale della Mostra con un nuovo e originale bagaglio culturale che ci aiuterà a meglio comprendere ed apprezzare il valore delle opere esposte.

Tutto ormai lascia presagire che la Mostra di Verona sarà un grandissimo evento e mi auguro che le più alte Autorità dello Stato siano sensibili ad avvenimenti come questo, venendo a visitare la Mostra, o meglio ancora presenziando alla sua inaugurazione.

Questi momenti culturali di alto livello sono il migliore fiore all’occhiello che l’Italia possa offrire al mondo in questo momento di ancor grandi difficoltà. E sono anche gli eventi che gli stranieri più apprezzano di noi italiani.

Verona e Paolo Veronese vi aspettano!

 Giuseppe Perotti