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Ricordiamo che martedì 16 gennaio, alle 17.30, si terrà il quarto incontro delle Conferenze di Castelvecchio.

Il professor Bernard Aikema, ordinario di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi di Verona, terrà una lezione intitolata “Albrecht Dürer e il Rinascimento italiano” nel corso della quale verrà presentata la mostra, da lui curata, Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia, che aprirà a Milano a Palazzo Reale il 21 febbraio prossimo.

L’incontro avrà luogo nella Sala Conferenze del Palazzo della Gran Guardia (qui il programma completo), e sarà accessibile gratuitamente sino ad esaurimento dei posti.

Famoso lo eri già, e da lungo tempo.

Non per nulla imperatori, re e principi elettori cercarono di acquistare o di impossessarsi comunque delle tue più prestigiose opere per impreziosire le loro dimore.
Sono gli stessi quadri che oggi fanno bella mostra di sé nelle più celebri pinacoteche mondiali.

La fama che aleggiava attorno alla tua figura di grande e riservato artista era però già allora diversa da quella più epidermica e immediata, che emanavano altri celebri artisti del tempo.
Tu eri noto soprattutto per quelle sontuose tele commissionate per ornare le ricche dimore patrizie sul Canal Grande, o le chiese di Venezia, come San Sebastiano, se non addirittura le riservatissime sale del Collegio, del Consiglio dei Dieci, o del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale.

Eri stato consacrato come uno dei principali Artisti Ufficiali della Serenissima, ma eri conteso anche dai più prestigiosi Ordini religiosi veneziani che ti chiamavano per ornare con grandi ed elaboratissimi teleri le pareti dei refettori claustrali.
Bellissime opere ispirate più ad immaginari e pantagruelici banchetti rinascimentali che non alla mistica Ultima Cena di Gesù con i suoi Discepoli.

Finora anche per noi non era stato facile ammirare da vicino i tuoi capolavori.

Poche esposizioni, e quasi sempre all’estero. Quella molto importante di Venezia del 1939 risultava troppo lontana nel tempo per chi è ancora vivente nel terzo millennio d.C. Nel migliore dei casi si potevano ammirare tue opere su pareti e soffitti da distanze tali che, pur mostrando la complessità dell’insieme e la nitida cromaticità, non permettevano una analisi calligrafica ed uno studio della tua superba abilità creativa.

Tu, Paolo, nato a Verona, ma veneziano d’adozione, sei infatti rimasto molto “padano” e poco tizianesco per la tecnica coloristica e per l’impostazione figurativa.

Poi arrivò il 2014.

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Se il successo di un grande evento artistico potesse venir anticipato dalla curiosità e dall’interesse suscitati già nella sua fase preparatoria, la prossima Mostra delle opere di Paolo Veronese (Palazzo della Gran Guardia 5 luglio – 5 ottobre 2014) sarebbe già da annoverarsi tra i must artistici dell’anno.

Manca solo un mese all’apertura della Mostra e la macchina dell’organizzazione sta girando a pieno regime, scandendo con regolarità i tempi previsti.
Tempi che iniziarono a battere ben cinque anni fa quando Paola Marini, curatrice insieme a Bernard Aikema della Mostra, per approfondire ed affinare le sue conoscenze su Paolo Veronese si ritirò per alcuni mesi ai Tatti, luogo magico di berensoniana memoria, presso Fiesole, oggi sede di biblioteca e fototeca specialistiche dell’Università di Harvard.

Seguirono anni di delicati, ma fondamentali contatti nazionali ed internazionali con i più prestigiosi musei del mondo al fine di ottenere prestiti gratuiti, e sottolineo gratuiti, di opere famose del Veronese da esporre alla Mostra di Verona.
Opere che, in alcuni casi, da secoli non erano mai uscite dalle sedi di appartenenza. Di questo e di molti altri argomenti hanno parlato i due curatori nel corso della sesta ed ultima conferenza preparatoria alla grande Mostra.

Paolo Veronese era un pittore famoso e noto a tutti noi, basti ricordare la celeberrima Pala di San Giorgio in Braida, molto cara ai veronesi.
Eppure attraverso le conversazioni di alcuni dei massimi conoscitori della pittura di Paolo Veronese abbiamo appreso che al di là delle qualità più conosciute di sontuoso pittore, figlio del gaudioso secolo d’oro veneziano, e di insuperabile colorista che non aveva eguali in Laguna, si cela una personalità complessa che esprime attraverso il tratto e la composizione pittorica stati d’animo assai diversi.

I due curatori, alternandosi al microfono con consumata abilità oratoria, hanno approfondito le tematiche per mezzo delle quali hanno scelto le opere che verranno in mostra. Tematiche che, come nella trama di un testo letterario, saranno la colonna portante delle sei sezioni orientative in cui la Mostra è articolata.

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Haeredes Pauli Veronensis, Cena in casa di Levi, 1591, Venezia, Gallerie dell’Accademia, in deposito presso il Comune di Verona

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Ricordiamo che martedì 17 maggio, alle 17.30 si terrà la sesta e ultima conferenza del ciclo dedicato a Paolo Veronese in occasione della mostra che aprirà il 5 luglio a Verona.

I curatori della mostra, Paola Marini, direttrice del Museo di Castelvecchio, e Bernard Aikema, grande esperto di pittura venezia del Cinquecento e docente all’Università di Verona, parleranno di “Paolo Veronese a Verona” .

L’incontro avrà luogo nella Sala Conferenze – Auditorium del Palazzo della Gran Guardia (qui il programma completo), e sarà accessibile gratuitamente sino ad esaurimento dei posti.