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Dopo la pausa estiva, riprendiamo le attività sul sito con un articolo del nostro socio Giuseppe Perotti, che con le sue riflessioni anima e arricchisce queste pagine e al quale va, per questo, la riconoscenza di tutti gli Amici.

 

Sin quando non comparvero a metà Ottocento le prime riproduzioni fotografiche, il sistema universalmente utilizzato per conoscere ed apprezzare le opere d’arte visive, tranne per i pochi fortunati turisti d’élite, era quello di ascoltare o leggere la parola dei critici che avevano potuto ammirarle e studiarle de visu; magari integrandole con disegni o acqueforti che le riproducevano più o meno fedelmente.

Oggi, in un mondo cablato e connesso, con la possibilità di “vedere” e vivere in tempo reale ciò che sta capitando in ogni angolo del pianeta, e spesso anche in altri corpi celesti, può sembrare imperfetta e anacronistica la conoscenza di un’opera d’arte attraverso il solo uso della parola.

Non è così: il fascino della parola non segue le mode del tempo, ma ha un valore assoluto.

L’ottima riproduzione digitale, oggi ottenibile con relativa facilità, favorisce enormemente la diffusione del sapere artistico a prezzi molto contenuti ; ma resta sempre una bella e muta immagine se non viene integrata da un commento che faciliti il lettore nella scoperta ed nella conferma del come e del perché un artista abbia ideato una certa opera.

Anni fa, sul far della sera al Caffè della Versiliana, uno spazio all’aperto tra lecci e pini a Marina di Pietrasanta, Vittorio Sgarbi stava parlando dell’Arte Italiana nella fase di transizione tra il Manierismo cinquecentesco e il Barocco. Inevitabilmente il discorso cadde su Caravaggio, e in assenza di proiezioni su schermo, Vittorio Sgarbi, con il solo ausilio della parola, descrisse e commentò una delle tre opere che Michelangelo Merisi dipinse per la cappella del cardinal Matteo Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi in Roma: il celeberrimo “Martirio di San Matteo”.

Il pubblico, un misto di vecchi signori in vacanza e una non trascurabile fetta di curiosi locali, probabilmente attratti dalla notorietà televisiva del conferenziere, per una decina di minuti ascoltò trattenendo il fiato Vittorio Sgarbi. Il critico, attraverso un perfetto uso della lingua italiana, con tutte le possibili sfumature del lessico e la ricchezza dei vocaboli, ma mai facendo sfoggio di termini tecnici, difficilmente comprensibili, rileggeva mentalmente il celebre dipinto, mettendo in risalto sia la complessità stilistica del quadro e la lettura “teologica” dei molti personaggi ritratti, sia il meraviglioso risultato artistico dell’opera che, pur avendo ancora alcuni richiami manieristici, è già rivolta all’incipiente Barocco, attraverso le potenti figure realistiche che hanno fatto dire ai critici del Novecento: dopo Caravaggio nulla fu più come prima.

Quando Vittorio Sgarbi terminò il meraviglioso monologo, un fragoroso battimani, non certo frequente nell’allora sonnacchioso Caffè, confermò come la parola, quando è appropriata e convincente, può valere cento immagini, anche in 3D.

Ma non sempre il contrappunto tra visione e parola vede quest’ultima come mezzo di perfezionamento e rifinitura nella definizione di bello in ogni espressione artistica.

Può anche succedere il contrario. Anzi credo di aver io stesso sperimentato un fatto simile.

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Per festeggiare il ritorno al museo di Castelvecchio dei nostri dipinti, nei primi due weekend di gennaio, 7-8 e 14-15, gli Amici organizzano un servizio di ciceroni di sala per accogliere i visitatori e “raccontare la storia” dei diciassette capolavori.

Dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 17.30 saremo nelle sale del Museo, dove veronesi e turisti avranno l’occasione di ammirare Pisanello, Bellini, Mantegna, Caroto, Rubens, Tintoretto e tutti gli altri. L’ingresso al Museo sarà di 1 €.

Carissimi Amici dei Civici Musei d’Arte di Verona,
è con sentimento di incredulità e di dolore che abbiamo accolto la notizia del terribile furto a Castelvecchio. Sono stati trafugati capolavori che fanno parte della storia e della immagine stessa della nostra città: la preziosa tavola ‘Madonna della Quaglia‘ di Pisanello, la ‘Sacra famiglia con una santa‘ di Andrea Mantegna, il ‘Ritratto di giovane con disegno infantile‘, di Giovan Francesco Caroto, emblema del museo e della stessa nostra associazione. Un atto inconcepibile di profonda violenza e di ignobile spregio alla cultura.
Vogliamo esprimere la nostra solidarietà, la nostra amicizia, il nostro sostegno a Paola Marini e a tutto il Museo di Castelvecchio così colpito. Ci auguriamo fortemente che, insieme a tutte le altre opere, il ragazzo del Caroto possa tornare a guardarci con il suo sorriso malandrino e scherzoso dalle sale del nostro amato museo.

La Presidente
Isabella Gaetani di Canossa

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